Lo spunto, il design thinking raccontato in un evento formativo a Verona

Sabato 11 Ottobre  ho partecipato a una Fab Session, per la quale, nei giorni precedenti l’evento, studiodz al completo si è prestato come cavia per testare l’efficacia di alcuni metodi didattici (giochi).

È possibile applicare il design thinking in azienda nel momento in cui si affronta un nuovo progetto?

Il design thinking

Regole del design thinking

Il design thinking è una filosofia e un insieme di approcci alla progettazione che, secondo gli esiti del corso, è possibile ricondurre a quattro regole di riferimento:

  • regola umana: a progettare e a creare sono esseri umani per altri esseri umani, l’interazione fra di essi è fondamentale;
  • regola dell’ambiguità: una lista di specifiche troppo precisa blocca la capacità di innovare. Lasciare spazio alla creatività significa anche non dire proprio tutto;
  • re-design: il processo creativo non parte da un foglio bianco, ma dall’osservazione e dalla ricerca;
  • tangibilità: è necessario rendere tangibili le proprie idee per comunicarle, anche attraverso l’uso di pretotipi (pre-prototipi) e schizzi.

Per chi vuol sentire il racconto di chi ha partecipato attivamente ecco il bel post di Giorgio.

Gli strumenti

Non ci sono veri e propri strumenti per applicare questo metodo, si tratta di costruire la propria cassetta per gli attrezzi. A questo proposito interessante l’esperienza raccontata da uno dei presenti che ci ha detto che il brief per il progetto preferisce che lo scriva il fornitore! 

Altre idee, a livello generale, sono usare l’antitesi e l’analogia:

Cos’è che fa confusione e fa sbagliare i passaggi in un’istruzione?

Posso imparare qualcosa dalla segnaletica stradale o dall’educazione scolastica?

Posso definire il mio modello da qualcosa che fa disimparare, ad esempio la televisione? 🙂

Come è già stato risolto un problema simile?

L’esigenza di formazione è stata affrontata con la scuola, con lezioni frontali e differite, con i compiti per casa. Testare la preparazione degli alunni è uno dei punti cruciali. Posso pensare a delle istruzioni che prevedano interazione e verifica, ad esempio attraverso un app.

Gli esercizi

gioco sulla regola dell'ambiguità

I partecipanti sono stati messi alla prova in una serie di giochi con cui testare le regole del design thinking. Avendo avuto modo di vedere questi giochi in anteprima e di provarli sul nostro team, è stato molto istruttivo vedere come gli stessi comportamenti si sono riprodotti anche con persone di diversa provenienza professionale.

La riflessione

La regola dell’ambiguità è una di quelle che mi hanno fatto riflettere di più.

Il comportamento naturale delle persone difronte a una serie di specifiche precise è stato quello di concentrarsi sulla pura esecuzione di quanto richiesto. Questo significa pochissimo spazio per la creatività e risultati insoddisfacenti se confrontati con quanto emerso nel caso la maglia prescrittiva si allarghi. In questo processo il fattore umano è fondamentale: il cliente che dà le specifiche crede di sapere quello che vuole, crede che tu sia solo uno strumento per realizzare le sue idee, ma così facendo perde di vista il vero valore che la tua professionalità può dare al progetto, qualsiasi esso sia.

Le istruzioni e la documentazione tecnica che realizziamo sono pensate di volta in volta per un utente particolare: il nostro cliente è chi dovrà usare o montare il prodotto.

disegni-studiodz

Ci sono clienti simili per formazione, ad esempio i montatori professionisti per i quali si può stabilire un linguaggio comune, ma ci sono differenze culturali e linguistiche con le quali bisogna fare i conti. Spesso bisogna scendere a compromessi e utilizzare una lingua media che possa essere compresa da tutti. La libertà che si lascia al professionista è anche quella di documentarsi per trovare la soluzione adatta, innovativa e concreta nella sua efficacia.

Questo è solo uno degli aspetti affrontati, ne esploreremo altri prossimamente.