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Questo fine settimana non mi sono fatta spaventare dalla neve e ho fatto un salto a Montevarchi, Arezzo.

Come osservatore esterno ho assistito ai lavori di un workshop organizzato alla Ginestra Fabbrica della conoscenza.

Creative Net workshop learning by doing rivolto alla co-creazione di un Happening

Un workshop dedicato agli artisti e il passo non è così grande per arrivare ai grafici ;), creativi o tecnici che siano. Tant’è che in effetti ne ho incontrati.

La Ginestra è un luogo incredibile, cito dalla pagina facebook

Salve, io sono la Ginestra Fabbrica della Conoscenza.
Il mio percorso è iniziato nel 2004 con le attività dei Cantieri la Ginestra: workshop ed eventi di danza, teatro, musica, fotografia, video documentario, graphic design; momenti di formazione, progettazione interdisciplinare, lavoro di gruppo, convegni, tavoli di lavoro tematici, processi partecipati nel territorio. Il mio obiettivo è sperimentare una forma di governance condivisa.
Ti sfido a vedermi come un incubatore di attività creative interconnesse con il territorio, un soggetto promotore di conoscenza, un luogo dove sperimentare i processi partecipati, un organismo di produzione di idee, arte e cultura che si compone di una rete multidisciplinare di soggetti. Dentro tutto questo, già ti trovi anche tu.”

Le artiste Stefania Mantovani e Federica Thiene, in arte artway of thinking, hanno ideato il workshop includendo tutti i passaggi dal concept alla realizzazione di un evento artistico. E’ insolito vedere gli artisti alle prese con problemi di finanza e tempistiche, ma fa parte di un modo di vedere l’arte inserita nella società. Per questo motivo appunto, il programma del workshop che si svolge in 5 settimane fra gennaio e febbraio, è articolato e prevede incontri sulla realizzazione del concept, con esperti di produzione e management culturale, comunicazione, governante, economia e fiscalità della cultura.

Un bel tuffo nel concreto per chi è abituato ai voli pindarici 😉

Il programma di domenica scorsa prevedeva l’apprendimento di strumenti di organizzazione dei processi produttivi. Ed è di questo che vi parlo.

Una volta individuato un progetto o acquisito un brief è importante conviderne l’obiettivo (con il cliente e con il team di lavoro).

Per testare questa condivisione, Stefano ha riadattato un metodo di problem solving.

Fare domande, tante domande. Domande aperte, esplorative. Questa è la regola principale. E adesso vi spiego il resto.

Il gruppo raccolto intorno al tavolo, solo il relatore del progetto può dare risposte e fare asserzioni. Dopo un giro di domande ognuno cerca di interpretare l’obiettivo che il relatore ha trasmesso. Beh, mi sono resa conto che questa è la parte più difficile. Le persone sembrano avere chiara la meta, ma in realtà ognuna ha una propria visione. Un secondo giro di domande serve per chiarire ulteriormente il punto se il gruppo non ha raggiunto un accordo. E di giri ne sono stati fatti tre, prima di scardinare completamente l’obiettivo inizialmente dichiarato e di trasformarlo in qualcosa di convincente per tutti.

ginestra fabbrica della conoscenza

Il gruppo ha reagito con stupore, frustrazione, incredulità. Già perché ognuno aveva un obiettivo apparente ed un obiettivo vero basato su più salde convinzioni.

Ho subito pensato ad applicarlo al nostro lavoro. Facciamo un esempio: devo realizzare l’istruzione d’uso di un trapano.

Qual è l’obiettivo vero? Devo spiegare come funziona il trapano, questo è chiaro, ma perché?

– perché è obbligatorio

– perché voglio un ritorno d’immagine

– perché voglio che il cliente compri anche altri prodotti complementari

– perché voglio mostrare che il mio è più semplice degli altri

– perché può essere pericoloso

o magari una somma di tutto questo.

La tecnica di formulare domande aperte consente di divergere, allargando la gamma delle possibilità e di esplorare intenzioni e volontà.

Dopo uno o più giri, si deve convergere e condividere un obiettivo. Dediare un po’ di tempo a questa fase è essenziale per evitare che ognuno vada in una direzione diversa. I problemi nascono di sicuro quando l’obiettivo non è chiaro e condiviso.

Beh, stefano è stato bravissimo, ma qui sono di parte ;), ad applicare questo metodo in un contesto creativo.