Ultimi giorni per visitare la Biennale di Architettura di Venezia…e ne vale la pena!

Chiude il 25 novembre e purtroppo il biglietto consente di dividere la visita solo in due momenti (Arsenale e Giardini), ma non, come nel caso ammirevole della Strozzina di Firenze, di entrare più volte. Ed è un peccato perché gli stimoli sono così tanti che queste indigestioni di immagini, forme, contenuti rischiano di rimanere un po’ superficiali.

Il mio consiglio è di dedicare una giornata a ciascuna sede, con calma: aprono alle 11 e chiudono alle 18 e non si può neppure uscire a mangiare un panino (non ti fanno più rientrare). Quindi forza, un bel respiro e partite per questa full immersion nell’architettura (e non solo) mondiale.

A me, come al solito sono piaciute le opere nella zona Giardino delle Vergini all’Arsenale con esperimenti sonori e visivi molto interessanti.

Memorabile anche uno dei progetti premiati: Caracas, un miliardario nel pieno del suo fulgore economico decide di costruire un grattacielo, ma va in fallimento prima di riuscire a ultimarlo. La gente, la gente povera che sotto quel grattacielo vive in baracche, i bambini di strada, le tante persone in difficoltà lo occupano e riescono infondere la vita in questo scheletro abbandonato. L’installazione è fatta con pezzi di muri colorati, fotografia, televisioni accese, un bar in cui mangiare cibo tipico…un modo insomma per “entrare nel ventre” di questo strano edifico e di capirne la vitalità.

Notevole la mostra di Mario NanniLight Artist: immaginatevi una grande sala spoglia, arrugginita e umida. E guardate cosa è riuscito a fare…da brividi (ecco altre immagini)

biennale_architettura_nanni

Se vi incuriosisce l’argomento non perdetevi anche “Luci d’artista” a Torino, al 3 novembre al 13 gennaio.

Ci sarà la possibilità di ammirare le installazioni di Mario Mertz o di Michelangelo Pistoletto, per citare due grandi dell’arte contemporanea, ma anche di giovani artisti.

Per tornare alla Biennale, ai Giardini vi segnalo l’installazione fotografica del designer Jasper Morrison sulla spontaneità del design, ma è perché non sono un architetto altrimenti magari vi avrei citato qualcos’altro 🙂