Una gita fuoriporta a Reggio Emilia in occasione dell’inaugurazione della stagione di Aterballetto, straordinaria compagnia di danza contemporanea, mi ha permesso di conoscere Elena, una giovane semiologa.

Fra tortelli e lambrusco (per rimanere nello stereotipo emiliano) sono emerse un po’ di implicazioni della semiologia nelle istruzioni d’uso.

In particolare, Elena mi ha segnalato alcuni studiosi che hanno lavorato sull’argomento.

Ed eccomi quindi a citarvi l’articolo di Paolo Fabbri  “Istruzioni e pratiche istruite”.

Il testo è piuttosto brillante e prende spunto dall’idea di Umberto Eco sulle istruzioni come regole o procedimenti per costruire delle immagini mentali.

In particolare Eco cita il modo in cui, attraverso delle istruzioni, gli Aztechi tentarono di spiegare a Montezuma come era fatto un uomo a cavallo con l’armatura la prima volta che lo videro.

La semiologia, dice Paolo Fabbri, si interessa alle istruzioni come parte di una problematica più generale che riguarda le interfacce che, come sappiamo, non limitiamo soltanto a quelle tra soggetti e oggetti ma anche a quelle tra oggetti e oggetti e tra soggetti e soggetti.

Niente paura, so che qualcuno si sta già spaventando, ma sembra più difficile di quello che è 😉

Il suo sguardo sulle istruzioni è rivolto alla pratica particolare cui invitano, poiché nel caso delle istruzioni ho appunto le istruzioni, ma poi ho anche come si seguono le istruzioni e dunque la rappresentazione di una pratica cui fa seguito naturalmente la messa in pratica.

I testi delle istruzioni non sono manipolatori: c’è un tacito contratto tra chi dà le informazioni e chi le mette in pratica, viene fornita una strategia di programmazione.

In effetti, detto tra noi, chi legge le istruzioni lo fa perché cerca delle informazioni che gli servono ed è quindi interessato a comprenderle.

Torniamo al linguaggio della semiologia. Le istruzioni, per ogni argomentazione, implicitamente contengono una contro argomentazione. Il discorso delle istruzioni contiene dunque una previsione delle contromisure. Divertente l’esempio sugli scarafaggi americani (andate a leggerlo!) riportato dall’autore (e che già aveva ispirato Primo Levi).

Fabbri poi riporta l’istruzione per la realizzazione di un esperimento e nota che:

  • vi sono elementi di programmazione spaziale e temporale
  • i momenti sono collegati agli altri secondo una sequenza di presupposizioni reciproche
  • nel testo si anticipano le difficoltà di realizzazione

Perché, e lo sappiamo bene, nel passaggio dalle istruzioni al mondo reale si pongono alcuni problemi di applicazione.

L’idea è che all’interno della regola esiste la previsione che si adatti l’esperienza ad una specifica situazione. C’è una incompletezza costitutiva delle regole, già scritta dentro il testo: quanto basta, circa, abbondantemente.

Non serve immagino citare il solito esempio della ricetta della torta…

Basta leggere i testi per sapere che essi richiamano l’incompletezza delle regole come propria definizione costitutiva. Le azioni non sono allora governate da regole ma sono riproducibili in maniera istruttiva, non hanno una validità semplicemente cognitiva ma una validità prasseologica.

Insomma, le istruzioni spingono a provarci… senza pretendere di prevedere tutto ciò che accadrà. Immagino le rimostranze dei miei colleghi che si occupano di antinfortunistica o normative tecniche… ma rivolgetevi al professore 🙂

Nelle realizzazioni e nella interazione soggetto-oggetto, soggetto-soggetto o oggetto-oggetto ci troviamo nella condizione della necessaria esplorazione della cogente contingenza di un ventaglio di realizzazioni che hanno una loro coerenza.

Che tradotto in parole povere significa che l’istruzione d’uso offre una prassi, ma non esaurisce in se stessa tutte le possibilità. Ne scarta alcune con contro argomentazioni implicite, ma la realtà e la concretezza delle situazioni porterà inevitabilmente ad adattare queste pratiche.

Per un  quadro più completo, leggete l’articolo integrale.

Ultima nota di colore. Lo sapete quando la freccia è diventata elemento di istruzione? Secondo lo studioso di storia dell’arte  Gombrich può essere successo nel 1740 per via della rotazione delle ruote del mulino ad acqua. Prima poteva semplicemente essere un elemento decorativo, insomma una bella freccia!