Lo spunto – raccontare

Etichetta narrante è il termine che utilizza slowfood nell’ambito alimentare per parlare di una contro-etichetta che aggiunge e integra informazioni a quelle obbligatorie per legge. Ho letto un breve articolo sull’argomento sul primo numero di slow 2013 e ho iniziato a farci qualche riflessione.

L’idea è quella di incoraggiare i produttori a distinguersi uno d’altro valorizzando la cultura aziendale, la tipicità, le caratteristiche intrinseche e la storia del prodotto. Il settore alimentare ed enologico si presta particolarmente al racconto: a volte è storia di imprese titaniche come la coltivazione della vigna in ambienti estremi o la produzione casearia con il latte delle ultime vacche autoctone delle Alpi.

Esempio di etichetta narrante di un formaggio

La riflessione

Perché la manifattura dovrebbe essere da meno?

Ritengo sia sempre importante comunicare qualcosa in più rispetto al minimo a norma di legge. In questi anni di digitale è tornato fortemente il desiderio di conoscere la storia materiale delle cose. Da parte dei clienti ci sono curiosità, interesse, voglia di scoprire. Il grande successo delle varie iniziative fabbriche aperte lo dimostra, per non parlare dei workshop di autoproduzione. Non è che tutti vogliamo iniziare a produrre, vogliamo solo capire come nasce un prodotto e sporcarci un po’ le mani.

Offrire informazioni aggiuntive sul prodotto, sulla sua ideazione e addirittura mostrare le facce di alcune delle persone che ci hanno lavorato potrebbe creare un legame davvero straordinario fra azienda e cliente.

Può essere un’etichetta narrante o packaging emozionale o la presentazione all’interno del manuale istruzione, si tratta comunque di un investimento che paga in conoscenza e competenza del cliente e che premia quindi la qualità e la specificità di un prodotto e di un’azienda. Non a caso le aziende più coinvolgenti da questo punto di vista sono quelle della grande tradizione artigiana della moda e della pelletteria.

Un passo successivo che mi viene in mente è l’invito alla co-progettazione: un coinvolgimento ancora maggiore che invita il cliente a suggerire o a richiedere determinate features a un prodotto. Niente stimola di più della partecipazione.

Distinguersi e fidelizzare il cliente, offrire soluzioni ma anche umanità. Si, direi che c’è bisogno di un’etichetta narrante.