Sabato sono stata in trasferta a Milano per una Fab Session. Cos’è una Fab Session?!

Si tratta di un modo divertente, informale e interattivo per imparare facendo. In questo caso l’interessante workshop organizzato da sharazad è andato in onda nella sede di make a cube, nel trendissimo spazio di via Ampère.

fab session a Milano, il gruppo discute i risultati della vendite dei fiocchi di neve

Lo spazio make a cube

Andando con ordine, vi racconto prima del posto: lo spazio di via Ampère è un incubatore/coworking di grandi dimensioni allestito in un luogo con un passato industriale ripensato e ricreato come luogo di lavoro per aziende creative, sociali e sostenibili. Luce e colore, commistione di generi, il bar ristorante Up-cycle che è anche una finestra sul ripensamento del ruolo del meccanico di biciclette. Un luogo vero, ricco di stimoli.

fab session a Milano, un break in cui si continua a parla re di fiocchi di neve

La fab session

E ora veniamo all’evento: sabato mattina, un gruppo di invitati appartenenti all’area comunicazione/marketing. Tutte persone intelligenti, creative e ricettive. I fabbers Andrea e Stefano mettono in piedi una serie di attività per stimolare la riflessione su alcuni aspetti del lean startup e della rivoluzione dei makers.

Una delle attività è stato il gioco dei fiocchi di neve:

  • il mercato chiede fiocchi di neve
  • ogni squadra ha un budget per comprare le materie prime, sviluppare e industrializzare il prodotto
  • vince chi guadagna di più dalla vendita dei fiocchi di neve.

Ma cosa vuole il mercato? C’è un campione visibile e un sistema di valutazione “segreto”. Il mercato respinge i prodotti non conformi alle proprie esigenze.

Mi sono resa conto di una cosa: anche se le persone coinvolte hanno occhio e mente aperte al mercato, è difficile ascoltarne veramente gli input e soprattutto smettere i continui test e iniziare a produrre.

Lean startup nelle istruzioni per l’uso

Cercando di ricollocare l’esperienza nell’ottica del mio lavoro, mi è nata una riflessione molto semplice: cosa vuole il mercato delle istruzioni d’uso?

La prima domanda ne implica una seconda: chi è il cliente delle istruzioni d’uso? L’azienda che produce un bene o l’utente finale?

Per logica direi chi paga, quindi l’azienda. Ma anche l’utente compra le istruzioni quando acquista un prodotto… Voi cosa ne pensate?

Come capire se l’utente è soddisfatto e fidelizzato grazie anche alle istruzioni? Le aziende difficilmente forniscono feedback su questo aspetto, esprimono la loro soddisfazione o insoddisfazione che però non è necessariamente collegata a quella dell’utente. Secondo le logiche del lean start-up bisognerebbe procedere con una serie ravvicinata di test semplici e per deduzione dovrebbe essere possibile isolare gli elementi rilevanti e provvedere all’industrializzazione (messa in produzione) di un prodotto più o meno standard.

Fare dei test e avere gli input da un mercato che non puoi avvicinare direttamente ti costringe a usare la fantasia. Quello che si può fare è effettuare microtest con utenti tipo. Anche se, per il cliente-azienda, specialmente nel B2C, generalmente è un utente privo di qualsiasi competenza.

Nella realizzazione delle istruzioni, almeno per quanto ci riguarda, è la prassi fare piccoli test cercando di verificare di volta in volta il metodo migliore per fornire determinate informazioni. Con l’esperienza si danno per acquisite certe metodologie e si mettono in produzione, continuando però a indagarne altre. Il mercato è stimolabile e in fase di test si può osare cercando di capire se ci sono innovazioni che è in grado di recepire con efficacia.