La settimana scorsa, come vi avevo anticipato in un post, c’è stato il primo incontro di CreativaMente.

Annamaria Testa ha introdotto l’argomento della creatività con queste parole:

“comprensione e comunicazione sono un’attività analogica e creativa”

chi comunica e chi riceve il messaggio deve codificare e decodificare il messaggio affinchè la comunicazione abbia veramente luogo

La cosa divertente è che non ce ne si rende quasi conto!

Ma lo sforzo c’è, eccome! Vi faccio un esempio professionale così vi racconto anche come noi cerchiamo di dare luogo a questa comunicazione.

Dunque, avete presente che noi facciamo istruzioni…si, quei “disegnetti” su quei pezzi di carta che nessuno legge…ecco, nessuno li legge, ma qualcuno li guarda…e vede…e capisce…o si incuriosisce e legge, dipende…

La tecnologia fornisce un grosso supporto nella realizzazione delle immagini, ma affinchè queste raggiungano il loro obiettivo, cioè comunichino effettivamente quello che voglio dire, devono essere pensate in questo senso.

Adesso vi mostro un’immagine così come esce dal 3D, cioè dal file realizzato dal progettista nell’ufficio tecnico di un’azienda (a parte le viti che ho aggiunto in velocità visto che di solito la ferramenta non viene disegnata):

disegno_3d_base

e adesso tre immagini realizzate trattando il disegno base per spiegare ad una persona come installare il telaio su 3 diversi supporti:

disegno_elaborato-01

disegno_elaborato-022

disegno_elaborato-03

non è un’istruzione completa, solo quanto basta, spero, per farvi capire la differenza.

Il problema è che un progettista non si rende conto che gli altri non parlano la sua stessa lingua, che hanno bisogno di venire guidati versi i passaggi chiave, che i dettagli importanti vanno evidenziati, che l’occhio viene catturato dagli elementi più grandi e dall’azione in generale.

L’utilizzo delle mani rende  “vivo” il disegno, capisco subito cosa devo fare e come, i particolari mi dettagliano una sequenza, i fori e la ferramenta sproporzionati si individuano subito…vabbe’, poi di nostro ci mettiamo il retino sull’oggetto che si muove e spessori diversificati per rendere più tridimensionale l’oggetto.

Lavoriamo anche in prospettiva, quando serve. E quando serve? secondo me, quando un oggetto è piuttosto grande perchè l’assonometria lo rende proprio sgradevole ad un occhio abituato alla fotografia e alla realtà (non che la realtà sia in prospettiva essendo anch’essa, la prospettiva, un linguaggio convenzionale…).

Dunque, essere creativi significa anche riuscire a farsi capire…ed io adesso ho cercato di farvi capire che il nostro non è un lavoro di produzione ripetitivo, ma di invenzione:

c’è un’idea alla base del lavoro, un progetto comunicativo e il nosto dovere di professionisti è raggiungere il nostro interlocutore e il nostro interlocutore non è chi ha progettato l’oggetto…a sentire il quale quel prodotto “non avrebbe nemmeno bisogno di istruzioni”…strano però che la legge, il consumatore o “uomini del marketing”, le pretendano!