Chiudiamo oggi l’argomento testo nelle istruzioni per l’uso, dopo averlo affrontato spero in modo esauriente.

Uno dei problemi del testo è che se il nostro prodotto va venduto in più Paesi deve essere tradotto in varie lingue.

Si chiama localizzazione. La si fa anche con cataloghi e listini, in genere creando una versione apposita per ciascun Paese/lingua necessaria.

Ho una certa esperienza nella produzione di documentazione multilingua e mi sono trovata spesso ad interagire con traduttori madrelingua (in genere, dato il nostro settore, ingegneri o tecnici).

Dalle richieste di chiarimento che ho ricevuto nel corso del tempo posso dire una cosa abbastanza banale e cioè che non tutte le lingue sono uguali!

Ad esempio, il russo ha bisogno di termini molto specifici per poter trovare le parole corrette, mentre l’inglese ha meno necessità di dettaglio anzi, forse “lavora” meglio con termini meno precisi.

E poi c’è la questione del gergo: spesso, sopratutto in un ambito molto tecnico, il redattore italiano (in genere ufficio tecnico dell’azienza) utilizza involontariamente un gergo che crea molte difficoltà in fase di traduzione.

Non potendo capire tutte le lingue, soprattutto se il traduttore non si è limitato ad una traduzione letterale, diventa difficile verificare la correttezza della traduzione. L’ufficio commerciale di solito si occupa di far verificare il materiale al rivenditore ed essendo quasi sempre “un piacere” i tempi diventano biblici.

Un altro problema del testo è che le lingue hanno lunghezze differenti (sia per costruzione della frase che per dimensione delle parole) e quindi occupano spazi differenti:  in fase di impaginazione questo aspetto va tenuto in considerazione.

In alcuni casi particolari, anche se non richiesti da una specifica normativa, i testi sono utili perchè semplificano il lavoro di spiegazione.

Vero è che le immagini spiegano più di mille parole, ma può anche capitare che una parola spieghi più di mille disegni.

In questo caso è buona norma scriverla 🙂