Gironzolando sul web mi sono imbattuta in un articolo su Bob Noorda, architetto designer spentosi nel gennaio 2010 a 82 anni.

Mi è venuta voglia di parlarvene perché la sua figura mi sembra esemplare. Il suo modo di lavorare e le sue idee hanno ancora una grande forza.

Ricordo in particolare il suo lavoro sulla segnaletica come sistema organico indirizzato alla guida e all’accoglienza dei viaggiatori nelle metropolitane di Milano e New York fra gli anni ’60-’70.

Di formazione razionalista, negli anni ’50 si trasferisce a Milano: la città in quegli anni era immersa in un clima di grande vivacità culturale e industriale. E del suo lavoro a Milano (realizzato in collaborazione con l’architetto Franco Albini) nel 1964, Bob Noorda parla così:

“[…] un architetto finiva tutto il suo arredamento e diceva: ‘beh, adesso ci vogliono un po’ di cartelli che dicano la segnaletica. Invece no, questa è stata una stretta collaborazione; abbiamo tirato fuori un nuovo sistema, diciamo, che è questa famosa fascia della linea uno, fascia rossa, e per la linea due la fascia verde, che porta solo le indicazioni della segnaletica per trovare la strada in questi ambienti e anche sulla banchina. Per esempio una novità: prima di allora c’era il nome della stazione indicato una volta sola, in mezzo nella banchina. Io ho proposto di ripetere il nome ogni 5 metri, in maniera che con il treno ancora in movimento sia possibile vedere in quale stazione si sta entrando.”

Per fare qualche esempio, Noorda ha ridisegnato il carattere (Helvetica) con vari accorgimenti per adattarlo all’uso che ne voleva fare :

ne ha attenuato le curvature, accorciato ascendenti e discendenti (otticamente il carattere diventa più grande), modificato la spaziatura tra le lettere

inoltre ha creato un nuovo corpo di carattere più adatto all’uso bianco su fondo rosso (il carattere tende otticamente ad allargarsi).

Per la fascia colorata aveva scelto con una vernice opaca, in modo da evitare i riflessi che potevano disturbare la lettura.

E’ difficile cogliere le novità e i dettagli del lavoro di Noorda, anche perchè negli anni si sono succeduti interventi poco attenti agli equilibri voluti dall’architetto (come variazioni sul colore e l’uso della vernice lucida!).

Il carattere è importante! Ve ne accorgerete anche guardando questo video in cui le insegne sono state isolate dal contesto.

Nel suo lavoro di grafico, Noorda non ricercava la novità, la sorpresa a tutti i costi, l’originalità, l’effetto, ma piuttosto l’idea forte che sta dietro a un fatto, a un evento, a una marca, quello che la rende unica e riconoscibile. Un’identià che vada oltre il semplice marchio e che coinvolga l’architettura degli interni e il packaging dei prodotti. Per Noorda, per creare un marchio che conservi nel tempo la stessa forza simbolica è necessario studiare a fondo l’identità dell’azienda: “Quando disegno un marchio lo faccio avendo presente l’aspetto culturale, non solo quello commerciale, di un’azienda. E cerco di pensare ad un’immagine che possa durare nel tempo, senza apparire da subito superata, vecchia”.

Partendo dalle riflessioni e dagli spunti offerti da lavoro di Noorda, nei prossimi articoli vorrei parlarvi di icone e pittogrammi ovvero di quegli elementi grafici che comunicano informazioni sintetiche senza bisogno di testo.