Screenshot della pillola video #04

Documentazione tecnica, siamo alla pillola #04!

Come nella puntata precedente, che potete trovare nel relativo post, affrontiamo la documentazione tecnica cercando di offrire quei contributi che ci derivano dalla nostra esperienza sul campo.

Nella quarta pillola video analizziamo il materiale di partenza per realizzare le illustrazioni e come riconoscere illustrazioni di qualità! Come sempre il video è accompagnato da un breve testo scritto e delle slide schematiche.

Pillola #04 sulla documentazione tecnica

1000 parole  – Tempo di lettura 5 minuti circa

Nella puntata precedente abbiamo cominciato a definire lo stile della documentazione tecnica, iniziamo ora a vedere come procedere concretamente.

Esiste un file 3D

Se avete a disposizione un file 3D dell’oggetto da illustrare, potete sfruttarlo per realizzare le viste base.

Uno dei software specifici per l’illustrazione tecnica è Ptc Arbotex Isodraw Cad Process, un software capace di trasformare un modello 3D in una illustrazione tecnica di qualità (linee spesse/sottili, rimozione parziale delle linee di tangenza, ecc.) mantenendo il collegamento con il file originale, almeno fintanto che si rimane all’interno della piattaforma Isodraw. Questo software consente anche di disegnare e di aggiungere elementi come frecce, viti e mani anche recuperate da una discreta libreria inclusa nel software. I vantaggi di questo software sono molti, ma il costo è impegnativo e può non essere la soluzione per tutte le realtà e comunque non è pensabile per situazioni sporadiche.

Altri modi sono partire dal proprio 3D, creare ed esportare le messe in tavola vettoriali da rielaborare in un programma di disegno vettoriale, ad esempio Adobe Illustrator. Qui il lavoro da fare, rispetto a un’esportazione da Isodraw che va comunque trattata, è decisamente maggiore. Per arrivare allo stesso risultato è necessario un lavoro certosino di rimozione delle linee e la selezione manuale delle parti che vogliamo abbiano uno spessore diverso. L’utilizzo di spessori differenti arricchisce di volume l’illustrazione e la rende visivamente più gradevole.

Altra tecnica, se avete manualità, è quella di fare dei render veloci delle viste e ridisegnarli con un programma di disegno vettoriale (ad es. con il già citato Illustrator). Paradossalmente questa terza soluzione potrebbe rivelarsi più veloce e divertente della precedente!

Non esiste un file 3D, ma c’è l’oggetto fisico

Se il 3D non c’è potete crearlo semplificando la forma per la funzione che vi serve (in certi casi può essere una buona soluzione) oppure potete fare alcuni scatti fotografici da ridisegnare. In questo caso è ancora più importante la pianificazione delle viste perché non sarà semplice, se non vi attrezzerete a dovere, risalire alla posizione di scatto per aggiungere un ulteriore movimento, fare una modifica o applicare un nuovo accessorio. Anche la gestione delle modifiche e degli aggiornamenti di prodotto va infatti tenuta in considerazione. Per questo il disegno, anche se fatto bene, si rivela più economico di una foto o di un render. Inoltre è più efficace proprio per i motivi spiegati prima, cioè la possibilità di semplificare ed elaborare l’oggetto per le finalità di comunicazione che ci siamo proposti.

Non esiste il file 3D e non c’è l’oggetto fisico

In questo caso si tratta di disegnare aiutandosi con tutto il materiale disponibile: disegni tecnici, foto di riferimento, schizzi. Buon divertimento!

Linee guida per una buona illustrazione tecnica

  • poche linee, poco disturbo ottico
  • linee di spessori diversi (questo dà al disegno un aspetto piacevole e tridimensionale)
  • la posizione scelta consente una buona vista d’insieme e non penalizza il design dell’oggetto
  • utilizzo di mani: le mani sono componenti aggiunti che consentono di cogliere al volo la situazione. Aggiungono immediatezza e vita all’illustrazione. La componente umana rende accessibili le informazioni anche ai target più refrattari.
  • utilizzo di strumenti: fatte salve eventuali differenze dovute a mercati di utilizzo con tecnologie differenti, l’utilizzo degli strumenti aumenta l’immediatezza
  • utilizzo di riempimenti per mettere in evidenza movimenti, fori, caratteristiche del materiale. Va prevista una modalità di rappresentazione, una specie di glossario per uso interno che possa dare coerenza al tutto. Ad esempio il grigio 15% per i pezzi in movimento, il grigio 50% per le linee di oggetti che non ci sono (ad es. accessori che possono essere installati, ma che non sono inclusi), etc. In genere ci si concede una licenza nel caso di elementi molto piccoli che, oltre a venire ingigantiti per dar loro un minimo di visibilità, vengono riempiti con un colore più scuro.
  • utilizzo di frecce: le frecce indicano un’azione o un cambiamento di stato. Un disegno può essere chiaro anche senza le mani se ci sono le frecce, ma è meno immediato e meno gradevole. Le frecce dritte sono inequivocabili, le frecce curve possono dare adito a visioni diverse.

Vi invito ad approfondire l’argomento della percezione delle forme. Si tratta di una disciplina affine alla psicologia chiamata Gestalt o psicologia della forma, che ha trattato in modo dettagliato come e perché la nostra mente interpreta le forme. Qualche interessante accenno alle teorie della Gestalt applicate al design lo potete trovare qui.

La scelta di arricchire le illustrazioni con tutti o parte degli elementi di cui abbiamo parlato dipende dal tipo di prodotto (più o meno “difficile”) e da quale effetto vogliamo ottenere in termini di chiarezza e di percezione del brand.

L’uso di icone

Le icone rappresentano qualcosa di concreto e riconoscibile, pensiamo ad esempio al cartello di attenzione che mostra un uomo fulminato. Il pericolo della possibile fulminazione è rappresentato con un disegno schematico, ma riconoscibile e riconducibile a una situazione reale e concreta.

L’uso di simboli

Il simbolo è un segno che deve essere conosciuto per poter essere interpretato correttamente, pensiamo ad esempio al simbolo di attenzione rappresentato da un triangolo con un punto esclamativo. Si tratta di un segno che bisogna conoscere per poterlo comprendere. Se i nostri utenti non sono specializzati e se il nostro mercato non è b2c, non possiamo utilizzare simboli poco comuni senza accompagnarli con un testo esplicativo o almeno creare un glossario che li spieghi.

L’uso dei particolari

I particolari servono per focalizzare l’attenzione in un punto e su un’azione precisa. Si usano per mostrare sequenze temporali senza dover ripetere tutta la scena. Se l’oggetto non è stato visto prima per intero o se non è facile capire come siamo posizionati nello spazio, è opportuno mostrare la vista completa con l’aggiunta del particolare e un riferimento al punto a cui si riferisce. In caso contrario è possibile utilizzare solo una porzione di immagine senza il richiamo della posizione.

Anche per oggi abbiamo concluso, buona comunicazione tecnica a tutti!