Negli ultimi tempi ci siamo trovati a lavorare per nuovi clienti molto diversi fra loro per esigenze, caratteristiche e mercati. Ne cito 3 fra tutti dai quali siamo stati chiamati per risolvere problemi:

  • rendere leggibile e friendly un testo troppo tecnico che andava rivisto e illustrato
  • presentare in modo professionale un prodotto innovativo in forte sviluppo
  • spiegare all’utilizzatore una cosa molto intuitiva ma che fatta diversamente viene meglio

Il fatto che mi ha piacevolmente stupito in questi progetti è stata la volontà di comunicare veramente con l’utilizzatore, come se finalmente si fosse fatta avanti una nuova consapevolezza.

Piccole aziende, aziende che propongono prodotti nuovi e crescono credendo anche nel valore della comunicazione tecnica.

Affrontare nuovi prodotti è sempre una piccola sfida, anche per noi che ci appassioniamo di ogni progetto e lo vediamo un po’ come un figlio. Il successo di un prodotto infatti dipende anche dalla sua capacità di farsi capire e accettare dal mercato.

La pubblicità emoziona, incuriosisce, stimola la domanda ma è la documentazione tecnica che fornisce le informazioni “pratiche” su come funziona, a cosa serve, come si usa e su cosa si può acquistare come accessorio per migliorare il prodotto aggiungendo funzionalità!

Qual è il tuo rapporto con la documentazione tecnica? Da imprenditore o da manager la consideri una leva di marketing?

In un’azienda di dimensioni medio grandi c’è quasi sempre la consapevolezza dell’importanza di questo strumento, ma è più difficile trovarla nelle piccole aziende dove si è sempre sotto-dimensionati, le risorse economiche sono più scarse e non c’è una figura che si occupa di marketing e comunicazione: si fa quel che si può, arrancando con parole e discutibili illustrazioni per produrre un foglietto istruzioni striminzito che non soddisfa nessuno se non, forse, un obbligo di mercato.

Un caso in qualche misura simile è quello dei medicinali: nella confezione di colliri e farmaci con applicatori vari troviamo sempre un bugiardino minuscolo pieno di importanti informazioni su interazioni, controindicazioni e posologia, un po’ meno dettagliato sull’utilizzo e la somministrazione. Ma soprattutto si tratta di un documento scritto con un carattere davvero piccolo, spesso su una carta sottile semitrasparente che non consente un buon contrasto e di conseguenza non facilita la lettura. Poche immagini e spesso di mediocre qualità. Ma voglio parlare di un esempio positivo!

Ieri ho acquistato un collirio e per la prima volta ho visto anche nelle aziende farmaceutiche un’attenzione diversa sul consumatore. Grazie alla tecnologia (peraltro sviluppata e diffusa da parecchio tempo) si comincia a pensare anche alle persone con qualche difficoltà fisica. Sembra strano, ma le istruzioni per un collirio, utilizzato normalmente da persone non giovanissime con gli occhi arrossati, secchi o comunque non in perfetta forma sono sempre scritte con un carattere piccolo piccolo. In questo caso sulla busta c’è una sintesi del bugiardino che spiega come usare il collirio. Una specie di quick guide, ma davvero difficile da leggere per il target di questo prodotto. L’imballo è bianco lucido pieno di riflessi, il carattere è spesso, piccolo e impastato. Ma hanno pensato.

bustina collirio con istruzioni

Hanno pensato che un semplice qr code poteva risolvere il problema almeno ai clienti più evoluti tecnologicamente. Infatti fotografando il qr code da mobile si accede a una versione audio e al pdf del bugiardino completo ingrandibile a piacere. Potete provare voi stessi fotografandolo da questa immagine.

Certo, resta da capire se sia facile per una persona con vista scarsa accedere alla versione vocale, ma credo che questa azienda abbia dimostrato una buona volontà degna di apprezzamento.

Chissà se qualcuno preferirà questo collirio anche per questo motivo!

L’istruzione non è mai l’unica ragione per preferire un prodotto a un altro, ma è un tassello importante nella costruzione della percezione del prodotto. Questo collirio sembrerà un po’ migliore, perché autentica è stata la sua voglia di parlare al cliente.