Schermata statica tratta dal primo video sulla documentazione tecnica
Anche per la documentazione tecnica gli esseri umani hanno preferenze diverse che hanno ripercussioni sulla qualità e l’efficacia della comunicazione. Ne abbiamo parlato anche in questo post in cui affrontavamo l’argomento delle istruzioni in Giappone. Per questo motivo, almeno per quanto riguarda queste prime pillole che vi ho introdotto nel post precedente, abbiamo pensato di distribuire i nostri contenuti con diverse modalità: video, slide e testo.

Quindi, se avete voglia di leggere, potete affrontare questo articolo che riprende in modo un po’ più disteso i contenuti del video che trovate alla fine dell’articolo.
Buona lettura!

Pillola #01 sulla documentazione tecnica

450 parole  – Tempo di lettura 2 minuti circa

Ci sono due tipologie principali di progetti:

  • quelli b2b (business to business)
  • quelli b2c (business to consumer)

La differenza fondamentale è che nel b2b è probabile che il lettore della documentazione tecnica abbia competenze specifiche (sia per esempio un tecnico), ma che non sia il responsabile della selezione e dell’acquisto del nostro prodotto. Nel caso b2c invece, non posso presumere nel lettore competenze specifiche e il nostro utente è potenzialmente il responsabile diretto dell’acquisto. In entrambi i casi l’esperienza di utilizzo è una parte importante della percezione qualitativa del brand e del prodotto. Fondamentale quindi massimizzare la soddisfazione del cliente per fidelizzarlo e favorirne il passaparola positivo.

Ma come si progetta un’istruzione?

Il punto di partenza di qualsiasi lavoro di progettazione è la comprensione del contesto e la definizione degli obiettivi.

3 sono i punti su cui dobbiamo interrogarci:

  1. Chi sono i miei utenti? Che caratteristiche hanno?
    Cerchiamo di identificarli con la massima precisione anche dividendoli in gruppi nel caso fossero di tipi diversi. Prendendo a prestito una tecnica del marketing, cerchiamo proprio di dare loro un’identità e un nome. Questo ci rende più facile capire come comunicare con loro.

Come sapete, comunicare non significa dire una cosa, ma significa farla capire. Inoltre la comunicazione, quella vera, dovrebbe essere un processo bidirezionale. Per questo più avanti parleremo anche di come interagire con gli utenti, di come instaurare attraverso la documentazione tecnica una relazione virtuosa con il cliente.

  1. Qual è lo scopo del materiale che stiamo producendo?
    Che si tratti di un’istruzione di montaggio, di manutenzione o d’uso, oppure di avvertenze per una problematica specifica, ci aspettiamo un risultato dal nostro lavoro e dobbiamo sapere quale.
    Diminuzione dei resi, miglioramento dell’esperienza prodotto, aumento della velocità di installazione,…o, se non ci sono situazioni precedenti di confronto, montaggio in un tempo stimato di 2 ore, acquisizione di competenze di manutenzione periodica e sostituzione pezzi, nessun incidente sul lavoro…
  2. Dove verrà erogata la nostra comunicazione?
    Su quale supporto, ma anche in quale contesto specifico.
    Un’officina o una miniera, una piscina o un ambiente molto secco, etc.
    Si tende a considerare neutro il contesto, ma, volendo essere precisi, un’istruzione cartacea manipolata da un tecnico manutentore in un’officina dovrebbe avere una maneggevolezza adatta a un utilizzo con i guanti (margini ampi, etc.) e un forte contrasto fra il supporto e contenuto visto l’utilizzo di luci artificiali non pensate per la lettura ma per altre attività. Il contesto probabilmente sarà rumoroso quindi dobbiamo immaginarci una limitata possibilità di concentrazione e magari valutare un maggior utilizzo di immagini.

Una volta determinati la situazione, il target e lo scopo di quello che stiamo per progettare cominciamo finalmente a ragionare sulle cose da dire, i contenuti. Ma questo lo vedremo nella prossima puntata.

Stay tuned 🙂