Studiodz

…a proposito di barche II

10 marzo 2010 | barbara

Ne avevamo parlato quando la barca era solo uno schizzo, adesso è quasi pronta a salpare (potete verificare con i vostri occhi)!

Gli amici di Lago vi aspettano mercoledì 17 marzo dalle 18 in poi per per vedere in anteprima la famosa barca che stanno costruendo nell’Art waiting room.
Si prevede una gran bella serata :)

Istruzione, questa sconosciuta: le immagini

4 marzo 2010 | barbara

Avete fatto caso che quasi nessuna un’istruzione contiene solo testo?

…tranne forse i bugiardini :) , ma ho notato che anche qui cominciano a comparire i primi disegni!

In effetti, per quanto le immagini possano essere scarse o scadenti,  ci sono perchè hanno il potere di rendere più chiaro il testo o di sostituirlo completamente.

Non vi è mai capitato di comprare un bel prodotto e di trovarci dentro un libretto istruzioni improbabile?

Recentemente mi è successo con un tapis roulant comprato in un negozio specializzato.

Abbagliata da solidità, design e bassa rumorosità quando mi sono messa a montarlo sono piombata nello sconforto più totale, bloccata da indicazioni contraddittorie già sul come, quando e dove rimuovere l’imballaggio! Infatti il testo diceva una cosa mentre i disegni ne mostravano un’altra!

Senza contare la pessima qualità di stampa: carta grigia, stampa impastata e sgranata…una vera schifezza.

Ho pensato di aver sbagliato acquisto e mi sono pentita di aver comprato un prodotto così scadente, ma questa è un’altra storia…

Nei post precedenti abbiamo esaurito l’argomento testo, quindi ora andiamo a vedere il ruolo delle immagini nelle istruzioni.

Ci sono vari tipi di immagini, differenti per tecnica e per efficacia comunicativa.

Le immagini possono essere:

  • disegni (tecnici, fumetti, illustrazioni)
  • render
  • fotografie

Analizzeremo nei prossimi post i vantaggi di entrambe.

Istruzione, questa sconosciuta: il rapporto con le traduzioni

25 febbraio 2010 | barbara

Chiudiamo oggi l’argomento testo nelle istruzioni per l’uso, dopo averlo affrontato spero in modo esauriente.

Uno dei problemi del testo è che se il nostro prodotto va venduto in più Paesi deve essere tradotto in varie lingue.

Si chiama localizzazione. La si fa anche con cataloghi e listini, in genere creando una versione apposita per ciascun Paese/lingua necessaria.

Ho una certa esperienza nella produzione di documentazione multilingua e mi sono trovata spesso ad interagire con traduttori madrelingua (in genere, dato il nostro settore, ingegneri o tecnici).

Dalle richieste di chiarimento che ho ricevuto nel corso del tempo posso dire una cosa abbastanza banale e cioè che non tutte le lingue sono uguali!

Ad esempio, il russo ha bisogno di termini molto specifici per poter trovare le parole corrette, mentre l’inglese ha meno necessità di dettaglio anzi, forse “lavora” meglio con termini meno precisi.

E poi c’è la questione del gergo: spesso, sopratutto in un ambito molto tecnico, il redattore italiano (in genere ufficio tecnico dell’azienza) utilizza involontariamente un gergo che crea molte difficoltà in fase di traduzione.

Non potendo capire tutte le lingue, soprattutto se il traduttore non si è limitato ad una traduzione letterale, diventa difficile verificare la corretezza della traduzione. L’ufficio commerciale di solito si occupa di far verificare il materiale al rivenditore ed essendo quasi sempre “un piacere” i tempi diventano biblici.

Un altro problema del testo è che le lingue hanno lunghezze differenti (sia per costruzione della frase che per dimensione delle parole) e quindi occupano spazi differenti:  in fase di impaginazione questo aspetto va tenuto in considerazione.

In alcuni casi particolari, anche se non richiesti da una specifica normativa, i testi sono utili perchè semplificano il lavoro di spiegazione.

Vero è che le immagini spiegano più di mille parole, ma può anche capitare che una parola spieghi più di mille disegni.

In questo caso è buona norma scriverla :)

Istruzione, questa sconosciuta: il testo neutro

17 febbraio 2010 | barbara

Abbiamo parlato del testo nelle istruzioni facendo alcuni esempi di

stile tecnico

e stile commerciale.

Adesso affronteremo il testo neutro dimenticando per un attimo che praticamente niente può essere neutro veramente.

Mi riferisco a quel testo in cui si cerca di utilizzare un linguaggio base poco elaborato e uno stile prevedibile e piatto.

Ad esempio:

Avvitare il dispositivo “C” di volta in volta nell’elettrovalvola inerente al comando che si intende eseguire.

Avvitare il dispositivo nella sede “C1″ per abilitare il comando relativo alla leva spostata in basso e nella sede “C2″ per abilitare il comando relativo alla leva spostata in alto.

Ovviamente il testo è supportato da almeno un’immagine nella quale sono identificati i punti C, C1 e  C2.

Infatti un testo come questo non è autosufficiente (per esserlo dovremmo tornare a spiegare precisamente posizione, forma e funzione dei punti indicati dalle lettere).

Penso che un testo così risulti un po’ contorto e poco immediato.

L’immediatezza è una caratteristica importante del testo:

leggere le istruzioni per l’uso è generalmente considerata un’attività noiosa da svolgere il più rapidamente possibile, se proprio non si può farne a meno. A fine lettura, d’obbligo la sbuffata “perchè non si capisce mai niente“.

Proviamo a riscriverlo semplificando ulteriormente:

Ogni elettrovalvola esegue un particolare comando.

Per attivare il comando richiesto, avvitare il pezzo “C” nella sede “C1″ o “C2″ sull’elettrovalvola.

“C1″ abilita il comando della leva posizionata in basso.

“C2″ abilita il comando della leva posizionata in alto.

ed è anche più breve!  ;)